Il vaso con la tecnica del colombino





La Tecnica del Colombino è uno dei metodi più antichi per creare oggetti con l’argilla. L’argilla viene plasmata in forma di corda, il colombino appunto (noto anche con il termine di lucignolo); i colombini vengono poi avvolti ed amalgamati l’uno sull’altro dando forma all’oggetto.
- Ho scelto un blocco di argilla bianca, facile da modellare e ottima per essere utilizzata a scuola per un primo approccio al materiale
- La sfera si realizza facendo ruotare un pezzo di argilla tra le mani, delicatamente e senza esercitare troppa pressione
- Dall’appiattimento della sfera ricaviamo la base del vaso; un dischetto di forma circolare alto all’incirca 1 cm e di diametro non superiore a 10 cm
- Realizziamo una serie di “salamini” dello spessore di un dito, di diverse lunghezze e li disponiamo consecutivamente lungo il contorno della base. Sovrapponendoli pressiamo leggermente l’uno sull’altro
- Dalla sovrapposizione dei colombini prende forma il vaso. Per consolidare la struttura, con l’indice stendiamo la barbottina (argilla diluita in acqua) sulla parte interna del vaso. Se non abbiamo a disposizione un forno specifico per cuocere l’argilla, possiamo lasciare asciugare lentamente i manufatti, facendo attenzione a non esporli a fonti dirette di calore o al sole. I vasi non cotti manterranno comunque una buona resistenza.

Il Vaso del Dipylon: il gigante di terracotta che racconta una storia antica
Se pensi che un vaso serva solo a metterci i fiori o a contenere dell’olio, preparati a ricrederti. Quasi tremila anni fa, nell’antica Grecia, c’era un vaso così enorme e speciale che non si usava in cucina, ma funzionava come un vero e proprio monumento. Si chiama Anfora del Dipylon ed è uno dei capolavori più famosi dell’arte greca antica.

Realizzato intorno al 750 a.C. ad Atene, questo vaso in terracotta è alto ben 1,55 metri. In pratica, era alto quanto un ragazzo della tua età!
Venne ritrovato nella necropoli vicino alla porta di Dipylon ad Atene (da cui prende il nome). Ma a cosa serviva un vaso così grande? Era una pietra tombale destinata a una donna ricca ed importante: veniva posizionato sopra la tomba per indicarla a tutti e per permettere ai familiari di versare offerte al suo interno.
Lo stile “Geometrico”: triangoli, scacchiere e omini stilizzati
Se osservi bene la superficie, noti subito qualcosa di incredibile: è interamente ricoperta di decorazioni dipinte con precisione maniacale. Questo periodo dell’arte greca viene chiamato Stile Geometrico, e capirne il motivo è facilissimo:
- Ci sono strisce decorative con triangoli, scacchiere, zigzag e il famoso meandro (il motivo a labirinto).
- Non c’è un solo centimetro lasciato vuoto: gli artisti dell’epoca avevano quasi “paura del vuoto” (horror vacui).
- Le figure umane non sono realistiche come quelle dei fumetti moderni, ma fatte con forme geometriche semplici: il torso è un triangolo, le gambe sono stilizzate e la testa è un pallino.
La scena del mistero: cosa sta succedendo al centro?
Nel punto più largo del vaso c’è la scena principale, un vero e proprio “scatto fotografico” del passato:
- Al centro si vede una figura stesa su un letto funerario.
- Intorno ci sono uomini e donne che si portano le mani alla testa: era il gesto classico che si faceva per mostrare dolore e disperazione durante un funerale.
Perché è così fondamentale per la storia dell’arte?
Il Vaso del Dipylon è una vera superstar dell’archeologia perché segna il momento in cui gli antichi Greci hanno ricominciato a disegnare la figura umana e a raccontare storie attraverso la pittura, dopo secoli di motivi solo astratti. È il primo grande antenato dei quadri, dei fumetti e di tutte le storie visive che amiamo ancora oggi!


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